Malacappa: il percorso è consigliato agli amanti della bicicletta perché consente di apprezzare la campagna rigogliosa che circonda l’abitato di Argelato.
Durante questo itinerario scopriremo altre dimore storiche di eccezionale valore artistico e piccole località ancora immerse nella pace della campagna bolognese, con scorci ambientali ancora a misura d’uomo e aspetti paesaggistici meritevoli di grande attenzione e rispetto, che aspettano di essere conosciute.
Dall’Oratorio del Savignano possiamo proseguire in bicicletta il nostro itinerario che questa volta ci porta ad un’altra tappa alla scoperta delle frazioni di Argelato: Malacappa, che merita senz’altro una sosta poiché è una piccolissima e suggestiva borgata, stretta e raccolta tra gli alti argini del fiume Reno.
Questo piccolo insediamento abitativo, dal grande fascino, lo raggiungiamo sempre lungo via Lame, nei pressi dell’incrocio con via Casadio e via Quattro Portoni, dove la strada effettua una deviazione sull’argine per via Rampe di Malacappa.
Ecco che arriviamo a destinazione, in un paesaggio rurale che conserva tuttora alcune tra le sue principali connotazioni.
In questo paesino, abitato ormai da poche anime, rimane in stato di abbandono e di silenzio una testimonianza della seconda guerra mondiale, la tenuta agricola Arpinati.
Leandro Arpinati, uno dei massimi esponenti del fascismo bolognese negli anni Venti, entra in polemica con Mussolini e giunge a criticare il regime, le tessere obbligatorie e non risparmia severi giudizi sul corporativismo.
Il partito fascista gli propone un remunerato armistizio, cariche prestigiose e ben pagate, e una residenza fuori Bologna.
Non accetta, quindi viene mandato a Lipari, al confino, e successivamente gli viene consentito di stabilirsi in una tenuta che, con l’aiuto di qualche amico, si è comperato a Malacappa, ma sarà sempre sotto la vigilanza della polizia.
Fra il 1943 e il 1945 la casa di Leandro Arpinati (con un allevamento di cavalli andato in malora, tra l’argine e il fiume) è un piccolo crocevia: vanno e vengono vecchi fascisti e antifascisti ricercati dai repubblichini, vi si nascondono militari alleati e vi prendono alloggio reparti tedeschi.
Una situazione che si fa più drammatica con l’avvicinarsi del fronte: bombardamenti, rappresaglie, deportazioni e uccisioni di amici, fino a un tragico giorno di primavera, il 22 aprile del 1945, che vede l’uccisione di Arpinati a opera di alcuni misteriosi individui che fanno parte di un commando partigiano che scende da un camioncino, il giorno dopo l’entrata degli Alleati a Bologna.